In questa sezione potrai trovare racconti e biografie di chi ha fatto la storia del mondo a due ruote

Buona lettura!!

24/02/2017, 17:28



Mondiale-500-1999


 Andrea Bartolini nella storia



Un campionato stupendo, nella stagione più trionfale di sempre per il motocross italiano.
Nel 1999 parterre di piloti al via del mondiale 500 è davvero eccezionale. Il campione in carica è Joel Smets, il poderoso belga che da sei stagioni mette a ferro e fuoco la categoria con la sua Husaberg, in sella alla quale ha già conquistato per tre volte il titolo.
La Husqvarna, l’altra Casa europea specializzata nelle quattro tempi, schiera diversi team e tanti ottimi piloti, tra cui il vicecampione Darryll King, il tedesco Bernd Eckenbach, l’olandese Willy Van Wessel e un neo-acquisto dalla 250: Yves Demaria, marsigliese il cui talento è pari forse solo all’incostanza, affidato quest’anno alle cure di un manager capace di miracoli come Corrado Maddii. 
Le Yamaha 400 ufficiali rombano in italiano. Nel team capitanato da Michele Rinaldi la prima guida è Alex Puzar, che cerca una nuova sfida in 500 dopo tanti successi in 250 e 125, e la sua spalla di lusso è Andrea Bartolini, reduce da un grave infortunio al femore e quindi ancora alla ricerca della forma migliore.
C’è grande curiosità intorno al debutto della nuova KTM 520 4T, un prototipo non ancora in commercio che la Casa di Mattighofen affida solo all’espertissimo svedese Peter Johansson e all’ex campione del mondo Shayne King. Per i team privati, ci sono ancora le "vecchie" 360 due tempi, una delle quali è in mano ad un veterano di mille battaglie come Trampas Parker. La Honda ha smantellato già da tempo il team ufficiale in 500 e continua a mettere in commercio la vecchia e gloriosa mezzo litro perni privati di lusso, che quest’anno sono soprattutto due: Joakim Karlsson, proveniente dalla 250, e l’imprevedibile inglese Rob Herring.

FRANCIA- Castelnau de Levis. I francesi sono una potenza emergente del motocross, ma non hanno ancora mai vinto il titolo iridato della 500; ora, finalmente, hanno un top rider come Yves Demaria su cui riporre speranze e il marsigliese li ripaga vincendo il Gran Premio e balzando subito in testa alla classifica. A pari punti con il pilota della Husqvarna, però, c’è Alex Puzar: anche gli italiani aspettano con ansia il mondiale della mezzo litro e Alex vuole diventare il secondo pilota della storia (dopo Eric Geboers) a vincere il titolo in tutte e tre le cilindrate. I due debuttanti fanno già paura a tutti. 

SPAGNA - Osuna. Su una pista fangosa, un Trampas Parker carico a molla vince a sorpresa la prima manche con la sua KTM 360; nella classifica del GP, però, l’americano deve inchinarsi a Joel Smets, che domina gara-2 e si prende il comando della classifica. Dopo una gara in cui i nuovi arrivati avevano spadroneggiato, i senatori rimettono subito le cose a posto; per Puzar e Demaria, invece, non è una giornata da ricordare.
 
AUSTRIA - Schwanenstadt. Gli incantevoli prati alpini regalano la prima svolta della stagione: con un primo e un quinto, Andrea Bartolini vince il Gran Premio e passa in testa alla classifica. L’italiano della Yamaha è l’unico dei big indenne da problemi: Smets rompe il motore nella prima manche, Puzar nella seconda, Johansson addirittura tutte e due le volte, mentre Demaria è alle prese con cadute a raffica. Più che la classifica di un GP, sembra un bollettino di guerra, tanto che il secondo posto di giornata se lo prende il vincitore di gara-2, Shayne King, nonostante anche lui si sia dovuto ritirare nella prima manche! 

ITALIA - Castiglione del Lago. Un gran pubblico affolla i prati di Gioiella per sostenere la fuga di Bartolini e la voglia di riscatto di Puzar. Finora ci sono stati sei diversi vincitori su sei manche disputate e in Italia arriva anche il settimo: è Peter Johansson, che si aggiudica gara-1 e il Gran Premio. In questo grande equilibrio, emerge la regolarità di Bartolini, che, grazie alla vittoria nella seconda manche e ai ritiri di Smets e Demaria e le cadute di Puzar, prende il largo in classifica. Andrea adesso ha 120 punti; Smets è secondo con 95, poi ci sono Demaria a 82, Puzar a 81 e Johansson a 74.

REPUBBLICA CECA - Loket. Bartolini conferma il suo grande momento di forma e vince il GP con un primo e un secondo di manche; Demaria limita i danni aggiudicandosi gara-2, mentre Smets è in balia della sua moto: da qualche gara, infatti, il motore della Husaberg ha grossi problemi di surriscaldamento e il campione del mondo rimane spesso a piedi. Il team non riesce a risolvere la situazione e in Repubblica Ceca si assiste ad una scena addirittura grottesca, con Joel che rientra in pit lane a metà gara per farsi prendere a secchiate d’acqua il motore. Anche Johansson paga i problemi di gioventù della sua KTM e rimedia due ritiri, mentre Puzar ha un’altra giornataccia e viene definitivamente scavalcato da Bartolini nelle gerarchie del team Yamaha. 
GERMANIA - Teutschenthal. Per Andrea Bartolini in queste prime gare va tutto a gonfie vele. Forse anche troppo, e infatti nella seconda manche tedesca Andrea cade al via, lasciando qualche punto ai suoi inseguitori, che sono pronti ad approfittarne: Johansson vince il Gran Premio davanti a Smets e ad un Demaria che sembra aver trovato la costanza che gli era mancata per tutta la carriera. 

GRAN BRETAGNA - Hawkstone Park. La caduta in Germania è solo l’antipasto: il vero momento difficile della stagione per Bartolini deve ancora arrivare. A Hawkstone Park, infatti, Andrea rimedia una vera disfatta: in gara-1 cade ed è costretto al ritiro; nella seconda uscita non va oltre l’ottavo posto, a causa di un evidente calo fisico. Peter Johansson fa felice la KTM e conquista una memorabile doppietta, approfittando delle sfortune croniche di Smets, che è costretto a buttare via due manche dominate per via dei soliti "bollori" della sua Husaberg. In chiave classifica, tuttavia, quello più felice di tutti è Demaria, secondo assoluto e ora molto più vicino a Bartolini. In graduatoria Andrea è ancora davanti con 188 punti, ma Demaria lo tallona a 177; dietro, più staccati, ci sono Smets e Johansson. 

SLOVACCHIA - Lucenec. Nella sosta dopo Hawkstone Park, Bartolini ha fatto una cura di ferro e ha recuperato la piena forma fisica, ma sente il fiato sul collo di Demaria ed è molto meno sereno. In Slovacchia Andrea corre una gara attenta, che gli frutta un secondo e un quarto; Yves, invece, paga il ritiro in gara-1 e, pur vincendo la seconda manche, perde 10 preziosissimi punti in classifica. Joel Smets vince il Gran Premio, graziato dalla sua Husaberg, che si surriscalda solo dopo aver tagliato il traguardo, mentre Johansson combina un mezzo disastro e cade sia in gara-1 (a tre curve dall’arrivo, quando è in testa) che in gara-2.

BELGIO - Namur. Lo storico parco della Citadelle ospita la nona prova del mondiale. La pista evoca brutti ricordi a Bartolini, che l’anno prima ci si era rotto un femore, e nella prima manche la maledizione sembra continuare: Andrea rimane aggrovigliato come un gelsomino al via ed è costretto a rimontare disperatamente dall’ultima posizione. Tuttavia, la sfortuna non risparmia proprio nessuno, perché Demaria s’infortuna ad un ginocchio e torna dal Belgio senza punti, mentre Smets è alle prese con i soliti problemi meccanici. Anche Johansson, pur vincendo il Gran Premio, lascia qualche punto nella seconda manche a causa di un’avaria. Bartolini salva la giornata col secondo posto in gara-2 dietro a Shayne King e, incredibilmente, chiude il GP con la leadership rinforzata. 

LUSSEMBURGO - Ettelbruck. Il capolavoro di Bartolini. Su una pista a lui favorevole, Andrea attacca senza esitazioni e conquista una doppietta devastante. Demaria, col ginocchio ancora dolorante, riesce a racimolare solo pochi punti, mentre la disastrosa Husaberg lascia nuovamente a piedi Smets in tutte e due le manche: il francese e il belga sono ormai fuori dalla lotta per il titolo. L’unico avversario rimasto a Bartolini è Johansson, ma il distacco di Peter è comunque di 52 punti e, con solo tre Gran Premi da disputare, allo svedese serve un mezzo miracolo. 

SVEZIA - Uddevalla. Johansson conta molto sulla gara di casa per provare a tornare in corsa e alla vigilia la KTM prepara un piano: King e Smets (che è Husaberg, quindi KTM) e gli altri svedesi ostacoleranno Bartolini al via, cercando di favorire la fuga al comando di Johansson. Andrea viene informato della cosa poco prima della gara ed entra nel panico. Ma quando le cose girano bene, tutto si trasforma in oro, e quest’annona Bartolini le cose girano decisamente bene: in preda al nervosismo, Andrea al cancelletto sbanda e colpisce involontariamente Smets, che a sua volta finisce contro Johansson, spingendo lo svedese a bordo pista. Il piano di KTM è rovesciato: alla prima curva Bartolini è davanti, mentre in mezzo al gruppo c’è finito Johansson. Peter rimonta, ma finisce solo quarto dietro all’imolese. In gara-2, poi, si completa l’opera: Bartolini parte davanti, Johansson cade per inseguirlo e manda all’aria ogni speranza. Il Gran Premio va a Smets, ma è Andrea il vero vincitore della giornata.
 
FINLANDIA - Kouvola. Ci sono ancora 80 punti disponibili e Bartolini ne ha 59 di vantaggio su Johansson (316 a 257): l’imolese è a un passo dal sogno di una carriera e la tensione non lo fa più dormire la notte. Per fortuna del pilota della Yamaha, basta la prima manche finlandese per chiudere i conti: l’idolo locale Aaltonen vince la gara, mentre Bartolini, pur guidando male, arriva quarto, davanti ad uno Johansson rassegnato. Adesso Andrea ha 61 punti di vantaggio con 60 da assegnare: è fatta. Sul traguardo l’italiano è travolto dai festeggiamenti, Smets gli consegna la tabella n.1 staccata dalla sua Husaberg, Puzar intona cori di giubilo insieme a tutto il team Rinaldi e a Casalfiumanese, il suo paese, suonano addirittura le campane. Andrea appare quasi stordito da quello che gli sta succedendo intorno, ma in gara-2 scarica tutta la tensione vincendo manche e Gran Premio. 

OLANDA - Lierop. L’ultima prova serve solo per aggiornare le statistiche di un campionato bellissimo, ma che ormai non ha più niente da dire. Tutte le posizioni di vertice sono già assegnate e il Gran Premio viene vinto da Smets, a pari merito con il padrone di casa Van Wessel.
La classifica finale ha quest’ordine: Bartolini primo, Johansson secondo, Smets terzo, Demaria quarto e Shayne King quinto. 
Il primo e unico titolo italiano nella classe maggiore del motocross arriva così, con una stagione piena di protagonisti e colpi di scena. Una stagione, in una parola sola, indimenticabile.


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