In questa sezione potrai trovare racconti e biografie di chi ha fatto la storia del mondo a due ruote

Buona lettura!!

19/04/2017, 16:13



Ernst-Degner


 Il fuggitivo / traditore



Se non avete vissuto gli anni della Guerra Fredda e della Cortina di Ferro, quella che state per leggere vi sembrerà una storia incredibile. Ma proprio per questo vi suggeriamo di leggerla, perché quella di Ernst Degner è una storia di un tempo passato (solo in parte, visti i recenti avvenimenti mondiali), ma che ha segnato il motociclismo come poche altre: è il più grande caso di spionaggio industriale che il mondo della moto ricordi.

Siamo a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 e la tensione tra Est e Ovest del mondo è ai massimi livelli. Politica, economia, tecnologia, cultura: tutto è diviso rigidamente in due compartimenti stagni, che non s’incontrano in nessuna occasione, se non nelle competizioni sportive. 

Per quanto riguarda gli sport a motore, in cui l’abilità dell’atleta si combina con le prestazioni di un prodotto meccanico, il periodo della Guerra Fredda vede i piloti dell’Est gareggiare esclusivamente con mezzi progettati e costruiti nei Paesi della loro area, per dimostrare la supremazia tecnologica comunista sulle moto occidentali. Ernst Degner non fa eccezione a questa regola. 

Degner è nato a Gliwice, in Polonia, nel 1931, e si è trasferito nella Repubblica Democratica Tedesca dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nella DDR il giovane Ernst si diploma da geometra e scopre una grande passione per le moto, che lo porta a partecipare alle prime gare di velocità. 

Dopo una serie di vittorie nei campionati nazionali, nel 1956 Degner viene assunto dalla MZ, la Casa motociclistica della Germania Est, per disputare il Campionato del Mondo nelle categorie 125 e 250. Ernst va forte, soprattutto in 125, ed è anche molto competente dal punto di vista meccanico, tanto è vero che collabora con l’ingegner Walter Kaaden per lo sviluppo di un rivoluzionario motore a due tempi, con cui i tedeschi comunisti sognano di rovesciare il dominio fino ad allora incontrastato delle quattro tempi italiane, inglesi e giapponesi. 

L’ingegner Kaaden è una mente geniale. Durante la guerra, ha lavorato nei laboratori segreti nazisti; terminato il conflitto, ha rifiutato un trasferimento alla NASA ed è rimasto nella sua Zschopau a progettare e sviluppare motori per la MZ (che ha sede proprio lì).

I dirigenti comunisti hanno notato ben presto le sue capacità e gli hanno affidato il reparto corse; lui, prendendo spunto dall’esperienza coi missili nazisti, ci ha "buttato dentro" tre intuizioni formidabili: camera di espansione, luci di scarico e disco rotante. Soluzioni che mai nessuno aveva immaginato prima.

La genialità di Kaaden permette alla MZ di sopperire alle difficoltà economiche. La Casa di Zschopau ha un budget scarso e i piloti ricevono salari paragonabili a quelli degli operai in fabbrica. Ci sono premi aggiuntivi per i piazzamenti in gara, ma questo non basta comunque ad accontentare Ernst Degner, invidioso dello stile di vita ricco e disinibito dei colleghi occidentali. 

L’alfiere della MZ mal sopporta le restrizioni imposte dal regime comunista e vorrebbe trasferirsi altrove, ma è un beniamino del suo Paese e sa che non gli sarà mai permesso di espatriare. Non a caso, Ernst non può portare la sua famiglia ai Gran Premi, in modo da essere sempre costretto a tornare a casa dopo le gare.

Nonostante il malcontento e la scarsità di fondi, nel 1961 Degner sta dominando il mondiale della 125 e la MZ dell’ingegner Kaaden, inizialmente derisa dai "tradizionalisti" a quattro tempi, è ormai diventata la moto migliore del lotto. A mettersi di traverso ai sogni della DDR, però, arriva un imprevisto chiamato Suzuki.

La Casa giapponese fa gare in Europa da due anni, ma, nonostante gli investimenti economici ingenti, la sua 125 non fa che collezionare insuccessi. Il presidente Shunzo Suzuki realizza che l’unico modo per venirne fuori è cercare di carpire i segreti dei rivali più competitivi. Nel frattempo, gli uomini del suo team vengono avvicinati da un "emissario" di Ernst Degner, che sta cercando qualcuno che lo aiuti a scappare dalla DDR: per Suzuki è l’occasione ideale. 

Gli incontri sono segretissimi, perché alle gare il team MZ è sempre accompagnato da qualche uomo della Stasi (la polizia segreta della DDR) e si rischia davvero grosso. I manager Suzuki accettano le ingenti pretese economiche di Degner e la richiesta di trasferirsi con tutta la famiglia in Occidente. In cambio, il pilota s’impegna a far costruire alla Casa di Hamamatsu una moto competitiva come la MZ di Kaaden.

Il 12 agosto 1961 Degner si trova in Irlanda per correre l’Ulster GP; la famiglia, come sempre, è rimasta in patria, a Berlino Est, ma è stato deciso che la mattina del 13 raggiungerà la porzione inglese di Berlino Ovest in treno, per poi ricongiungersi a Ernst e scappare per sempre dalla DDR. Ma proprio all’alba del 13 agosto il governo comunista blocca ogni collegamento con la parte occidentale della città e inizia la costruzione del celebre Muro di Berlino. 

Il piano è saltato. Mentre elabora una nuova strategia di fuga, Degner vince il Gran Premio di Monza e si avvicina a grandi passi al titolo mondiale della 125. Decide, così, di attendere il Gran Premio successivo, in Svezia, per scappare solo dopo essersi laureato campione del mondo. 

Nel giorno designato, Ernst è in gara sulla pista di Kristianstad, con i giornali della DDR che già esaltano l’imminente trionfo dell’industria comunista sulle macchine capitaliste. Nel frattempo, la famiglia Degner fugge da Berlino Est nascondendosi in una Lincoln Mercury guidata da un amico, che ha appositamente costruito un vano segreto all’interno dell’auto. 

Ma anche stavolta qualcosa va storto: Degner rompe il motore della sua MZ e la festa per il titolo è rinviata. Quella che non può più essere rinviata, però, è la fuga verso l’Occidente: Ernst ormai ha fatto partire la famiglia, per cui deve lasciare sul piatto i suoi sogni di gloriane andarsene lo stesso. Dopo la gara, Degner riesce a trafugare dai box della MZ delle parti di motore e dei disegni di Kaaden, mentre un’auto guidata da un manager della Suzuki lo aspetta per portarlo via dal circuito. 

Quando gli uomini della MZ si accorgono dell’accaduto, è troppo tardi: l’uomo simbolo della DDR è già scappato verso la Danimarca, senza il titolo mondiale e coi progetti segreti dell’azienda di Stato.
Messosi al sicuro, Degner medita di andare a correre l’ultima prova del mondiale in Argentina con una EMC, ma viene dissuaso per il pericolo di possibili ritorsioni da parte della Stasi. Il titolo mondiale del 1961, quindi, va all’australiano Tom Phillis, con una Honda; Ernst è secondo per soli due punti.

Nei mesi successivi Degner va in Giappone, al reparto corse della Suzuki, per guidare la costruzione delle nuove moto copiate dalla MZ. Nel 1962 diventa campione del mondo della neonata classe 50, ma soprattutto permette alla Suzuki di cambiare il corso della storia: basandosi sulle intuizioni rubate all’ingegner Kaaden, infatti, le Case giapponesi inizieranno una guerra a colpi di progetti sempre più evoluti, che sbaraglieranno la concorrenza europea nel giro di pochi anni. 

Se per la Suzuki questa incredibile spy story segna l’inizio di un periodo d’oro, lo stesso non si può dire per gli altri due protagonisti. 

Ernst Degner abbandonerà le corse nel 1966, minato fisicamente da una serie di gravi incidenti. Costretto a fare un uso sempre più massiccio di antidolorifici, diventerà dipendente dalla morfina e manderà a rotoli la sua vita. Morirà nel 1983 a Tenerife, dopo aver divorziato dalla moglie e aver lasciato il suo lavoro da consulente Suzuki, in circostanze misteriose: si parlerà di overdose o suicidio, anche se qualcuno sospetterà una vendetta della Stasi per il tradimento mai dimenticato di vent’anni prima.
 
Anche per Walter Kaaden non arriveranno grosse soddisfazioni. Subito dopo la fuga di Degner, l’ingegnere verrà prelevato dalla Stasi e interrogato con l’accusa di coinvolgimento nella vicenda. In seguito, la MZ deciderà di interrompere la sua attività agonistica all’estero, per evitare il ripetersi di situazioni analoghe a quella di Degner.
Come già successo in precedenza con la NASA, Kaaden rifiuterà ancora le offerte per andare a lavorare in Occidente e resterà per tutta la vita a Zschopau. Morirà nel 1997, a quasi ottant’anni, senza essere riuscito a beneficiare degli effetti rivoluzionari delle sue idee.


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