In questa sezione potrai trovare racconti e biografie di chi ha fatto la storia del mondo a due ruote

Buona lettura!!

10/09/2017, 17:53



Jean-Michel-Bayle---CAP.-1


 Il rivoluzionario del motocross



Come definireste uno che riesce a vincere con qualunque motogli venga messa sotto il sedere? Talento, fenomeno, prodigio? Non sprecatetempo: qualsiasi superlativo vogliate cercare nel vocabolario, sappiate che perJean-Michel Bayle è stato già usato.

Jean-Michel Baylenasce nel 1969 in Francia, a Manosque, una cittadina nell’entroterra dellaCosta Azzurra. Le moto le tocca con mano dentro casa fin da piccolo, tramite ilfratello maggiore Christian (anch’egli pilota) e un caro amico di famiglia, lostuntman Alain Prieur.

Proprio le acrobazie di Prieur scatenano le fantasie delpiccolo Bayle, che a 11 anni sale per la prima volta su una moto da cross ecomincia ben presto a gareggiare. La moto per lui diventa vita: a quindici annilascia la scuola per dedicarsi al 100% al motocross e le sue giornatetrascorrono tra ore in sella e altrettante in officina a smontare e rimontare lemoto.

Nel 1986 ildebutto tra i professionisti. Bayle corre la prima gara di mondiale 125 inFrancia e si piazza quinto nella seconda manche. Davanti ai giornalisti sorpresidalla sua performance commenta: "I primivanno forte, ma tutto sommato è più semplice di quanto credevo." Nientemale come presentazione!

Nel 1987 lasciala Kawasaki per la Honda del team Moreau, in squadra col fratello Christian. Lastagione di Jean-Michel è in costante crescita e a fine campionato arrivanoanche le prime vittorie, in Germania e Austria; in campionato è terzo, dietroai due olandesi Strijbos e Van Den Berk. Proprio Van den Berk a inizio stagioneraccontava un aneddoto curioso: "Non riescoa prendere sul serio Bayle, perché prima delle gare si mette a fare lefoto agli altri piloti." Forse al termine del campionato ha cambiato idea...

Il positivo 1987 è soltanto il preludio al 1988, l’annodella definitiva esplosione del fenomenoJMB. Il talentino di Manosque viene fornito dalla HRC di una Honda ufficiale, con cui lanciarsisenza mezzi termini a caccia del titolo mondiale. Nella prima gara, aCastiglione del Lago, Bayle domina in maniera imbarazzante, anche se all’ultimogiro ha un tentennamento. "Di solito, chivince il primo GP non vince il mondiale - spiega a fine gara - così ho pensato per un attimo di lasciare lavittoria Strijbos. Ma poi mi sono detto che sarebbe stata una cosa troppostupida e che 3 punti in più potrebbero farmi comodo." Parole profetiche.

Per tutta la stagione Baylee Strijbos combattono un duelloeccezionale, elevandosi a un livello nettamente superiore a tutti gli altriavversari, costantemente umiliati. Le performance di Jean-Michel suscitanol’interesse addirittura di Roger De Coster, manager di Honda USA, che viene avederlo di persona e lo invita a un test a fine stagione in California: "Bayle ha uno stile di guida unico, è l’unicopilota europeo che potrebbe battere gli americani a casa loro."

La lotta tra Strijbos e JMB va avanti fino all’ultima prova,in Svizzera, dove Jean-Michel riesce a sopravanzare il rivale e a laurearsicampione del mondo per soli 3 punti;proprio quei 3 punti che aveva saggiamente deciso di prendere a Castiglione delLago, nella prima prova.

Per i francesi, che fino a quel momento avevano vinto unsolo titolo iridato con Jacky Vimond, Bayle è un sogno, una luce che apre lavia della grandeur. Ma che JMB sia un fenomeno vero se ne accorgono moltopresto anche gli americani.

Al Motocross delle Nazionidel 1988, sui ripidi saliscendi di Villars Sous-Écot, il "Manoskid" strabilia ilmondo, rimontando dal fondo del gruppo con la sua 125 e superando uno a unotutti i migliori piloti della 500, fermandosi solo al secondo posto. Un’impresache lascia il segno e porta la Francia sul podio.

Come già pianificato nei mesi precedenti, a ottobre Baylevola in California per i test con Honda America, sotto gli occhi di Roger De Coster.Il provino va alla grande e si comincia a discutere un accordo: Jean-Michelvorrebbe trasferirsi subito negli States, ma il team Honda USA ha già lasquadra al completo; Honda Europa, invece, vorrebbe trattenerlo un altro annonel mondiale 250, ma non riesce a soddisfare le pretese economiche del pilota.

La matassa viene sbrogliata grazie alla mediazione in primapersona di De Coster, che stravede per JMB, e alla complicità involontariadegli altri team americani, che hanno paura di ingaggiare uno straniero nelloro campionato. Il compromesso è il seguente: JMB accetta un ingaggio piùbasso per correre il mondiale 250del 1989 con Honda Europa, ma in cambio rimane tutto l’inverno in Californiaper disputare le prime prove del Supercross e del National; finito il mondiale,tornerà nuovamente in America.

Anche il presidente della Federazione francese si mette ditraverso all’emigrazione di Jean-Michel e lo costringe a sborsare una sommaingente per autorizzarlo a gareggiare negli USA. Bayle correrà la stagione 1989sotto l’egida dell’AMA e, a ogni sua vittoria, farà suonare l’inno americano.

Dopo la prima fase "americana", in cui conquista buonipiazzamenti nel Supercross e vince la gara inaugurale del National, JMB tornain Francia, come pattuito. Proprio pochi giorni prima del via del mondiale,però, si rompe un braccio in allenamento ed è costretto a saltare le prime duegare. Secondo qualcuno, Jean-Michel è troppo sotto stress: "Bayle sta esagerando - dichiara John VanDen Berk - Deve capire che è un essereumano e non una macchina. Se continua così, non vincerà mai."

Ma JMB è l’uomo del destino, e il destino è con lui. Laprima prova del mondiale ’89 viene annullata e così il campione francese sivede di colpo dimezzato il numero di punti potenzialmente persi. Bayle torna inpista nella seconda prova "effettiva", in Austria, e dopo la terza ha giàrecuperato tutto lo svantaggio. La risposta a Van Den Berk non si fa attendere:"Gli avversari mancano di costanza, nonmi preoccupano. Il mio più grande problema attualmente è sapere se avrò unabuona moto quando tornerò in America."

La cavalcata trionfale di JMB si conclude con una serie divittorie schiaccianti e il titolo,il secondo della carriera, conquistato con una gara di anticipo. Archiviatal’esperienza europea, torna in America e vince anche l’ultima prova delNational 500. Nel giro di un paio d’anni, Bayle è passato da talento in erba a top rider in grado di battere persino icampioni americani a casa loro.

Nel 1990Jean-Michel entra ufficialmente nel team Honda USA, a caccia di un’impresa chein quei tempi, per un europeo, è fuori da ogni immaginazione: vincere il Supercross.

La stagione indoor si apre con un buon secondo posto adAnaheim, ma nella gara successiva JMB si ferisce a un gomito in una caduta ed ècostretto a saltare due prove. Tornato in scena, comincia a rimontare inclassifica, conquistando la prima vittoria a Dallas. Gara dopo gara, la vettadiventa sempre più vicina, ma gli americani non accettano l’idea che un europeopossa batterli sul loro terreno preferito, perdipiù al debutto. Così Baylesubisce una serie di atti "intimidatori":su tutti, una palese centrata da parte di Kiedrowski a Charlotte, che gli costaun pesantissimo ritiro. Alla fine Jean-Michel è secondo in classifica, a soli 7punti da Jeff Stanton. "Ho perso iltitolo per colpa di quell’idiota di Kiedrowski ­- afferma senza mezzitermini - Essere campione del Supercrossalla prima stagione sarebbe stato incredibile. Sono comunque soddisfatto di essere secondo, specialmente avendosaltato due gare all’inizio, ma ero il più forte."

Nel National Bayle viene schierato nella classe 125. Anchein questo campionato il fenomeno di Manosque dimostra tutta la sua classe,portandosi in testa alla classifica fin dalla prima gara. Nella tappa diWashougal, però, una brutta caduta gli provoca la frattura di un braccio e lachiusura anticipata della stagione.

Si arriva, così, al 1991,l’anno che consegna il nome di Jean-Michel Bayle alla leggenda immortale delmotocross.

Nel Supercross JMB passa in testa alla classifica già allaseconda gara e, complice un infortunio di Stanton a metà campionato el’incostanza di Bradshaw, prende il volo verso il titolo. La suadeterminazione, la sua velocità e la sua convinzione riescono a sconfiggerequalsiasi ostacolo; la rivista americana Dirt Bike scrive: "Jean-Michel Bayle vuole il titolo delSupercross più di quanto Saddam Hussein voglia un bunker".

Nelle gare finali Bayle ha ormai accumulato un vantaggioenorme e bada solo a non cadere nella trappola delle provocazioni, soprattuttoda parte di Bradshaw. Del resto, sa bene di non avere molti amici in giro peril paddock; uno dei pochi è il giovanissimo Jeremy McGrath, che corre in 125,col quale JMB non manca mai di scambiare impressioni e suggerimenti.

La certezza matematica del titolo Supercross arriva con due gare d’anticipo, a Oklahoma City.Il galateo vuole che sia il campione uscente  a consegnare personalmente il numero 1 nellemani del nuovo re, ma il meccanico di Stanton smonta in fretta e furia latabella dalla moto e la butta nel cestino. Bayle, però, la ritrova, laraccoglie e se la fa firmare dal compagno-rivale.

Il National 250comincia mentre è ancora in corso il Supercross. Bayle e Stanton rinnovano il loroduello, che si risolve nuovamente a favore del francese. La differenzasostanziale tra lui e tutti gli altri è nella capacità di rimediare allesituazioni difficili: JMB è in grado di recuperare con una facilità disarmantescivolate e cattive partenze, ritrovandosi immancabilmente al traguardo nelleposizioni di vertice. Stanton, invece, accusa un paio di ritiri che locondannano ancora alla piazza d’onore.

Chiusa la 250, Bayle si concentra sul National 500 per centrare una storica tripletta. Il suo avversariopiù ostico in questo campionato è il veterano Jeff Ward, grande specialistadelle mezzo litro, ma la classe cristallina di Jean-Michel è tanto più evidentetanto più aumenta la cilindrata della moto: la naturalezza con cui gestisce ilmezzo gli permette di andare forte senza stancarsi e alla fine anche Ward devecapitolare. Bayle centra il grande slam del motocross americano, un’impresa mairiuscita a nessuno.

Nel corso della stagione, JMB ha anche modo di vincere ancheil Gran Premio degli USA del mondiale500, davanti a Ward e Jobé. Diventa, così, uno dei pochi piloti al mondocapaci di vincere Gran Premi iridati in tutte e tre le cilindrate.

Sembra che Bayle trasformi in oro tutto quello che tocca, mal’inverno tra il 1991 e il 1992 è unperiodo di grandi sofferenze per lui. Subisce due gravi lutti a stretto giro(l’idolo d’infanzia Alain Prieur e il migliore amico Pat Boulland) e devesottoporsi a un intervento chirurgicoche gli impedisce di allenarsi per diverse settimane. Tutto questo, unito alsenso di appagamento per le imprese appena compiute, fa sì che JMB risalga in motosoltanto nel giorno della conferenza stampa di presentazione del Supercross,due giorni prima della gara inaugurale di Orlando. Corre per contratto, ma ètutt’altro che pronto. "Se avessi potuto,sarei rimasto a casa - spiegherà poi - Avevola testa occupata da altri pensieri, molte cose negative che si eranoaccumulate e mi avevano tolto tutta la voglia. La magia era finita."

Stanton e Bradshaw cercano di approfittare dell’appannamentodi Bayle, che comunque riesce sempre a metterci una pezza, facendo ricorso alsuo talento infinito. Col passare delle gare, JMB ritrova la condizione einfila delle vittorie che lo riportano in testa al campionato. Ma ladeterminazione con cui affronta le gare è ben diversa da quella che aveva nel’91: a tre prove dal termine, quando è primo in classifica, queste sono leparole con cui si approccia allo sprint decisivo con i due rivali: "Cerco di prendere le corse una alla volta.Se alla fine sarò il campione, alzerò le braccia, altrimenti non fa niente..."

Nella penultima prova, a San Josè, cade la classica goccia che fa traboccare il vaso. Baylee Stanton si toccano prima di un grosso salto e ad avere la peggio è Jean-Michel,che vola fuori pista, sbattendo duramente la spalla. Il francese, ormaitagliato fuori dalla lotta per il titolo, reagisce male, accusando Jeff (finoramai scorretto con lui) di averlo buttato fuori volontariamente. È ilcomprensibile sfogo di un ragazzo stanco e demotivato, che per anni ha dovutosubire pressioni di ogni tipo da un ambiente ostile, ma stavolta la ragione cel’ha Stanton, che non perde l’occasione per rincarare la dose e invitare Baylea ritirarsi.

Non è una frase lanciata a caso: di smettere col cross JMBlo ha deciso davvero. Ha bisogno di qualcosa che gli restituisca la vogliad’impegnarsi e l’ha trovata in una nuova sfida; se possibile, ancora più grandedi quelle già vinte: correre nelmotomondiale.

L’estate del 1992 vede Bayle sdoppiarsi tra il National inAmerica e i test in Francia per correre il GP del Paul Ricard. I risultati,ovviamente, ne risentono. Il vero JMB ormai si vede solo a sprazzi, come adesempio nello stradominato Gran Premio della 500 a Glen Helen e nella doppiettanella gara del National 250 a Troy, conquistata più per l’orgoglio di staredavanti a Stanton che per reali esigenze di classifica.

La breve e folgorante carriera di Jean-Michel Bayle nelmotocross si conclude a fine ’92, con un successo di manche al Motocross delleNazioni australiano e con la partecipazione ai Supercross francesi. Una sortadi passerella d’addio davanti al pubblico di casa, un lungo omaggio a un pilotache per tutti è una leggenda e che per i francesi è diventato addirittura divinità.

Ma la storia agonistica di Bayle è tutt’altro che finita.Dal 1993 si aprirà una nuova pagina... CONTINUA.


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