In questa sezione potrai trovare racconti e biografie di chi ha fatto la storia del mondo a due ruote

Buona lettura!!

23/02/2017, 21:34



Ricky-Carmichael-


 Il più Grande di tutti i tempi



Dedizione,meticolosità, sacrificio e tanto talento. Ecco Ricky Carmichael definito in quattro parole. 4 come il suo storico numero di gara, che non sostituiva nemmeno con l’1. 

Gli americani, sempre formidabili coi soprannomi, gli hanno assegnato un acronimo che non lascia spazio a dubbi: the GOAT, cioè the Greatest Of All Time, "il più grande di tutti i tempi". 
Ed in un Paese che di campioni straordinari ne ha sfornati a decine, essere considerato "il più grande" è un privilegio che parla da sé. Ma cos’ha di così speciale questo ragazzo basso e grassoccio, con la faccia da bambinone, i capelli rossi ed il corpo ricoperto di lentiggini?
Semplice: ha vinto tutto quello che c’era da vincere,ha sconfitto tutti gli avversari che si è trovato davanti ed ha battuto record che sembravano imbattibili. Ricky Carmichael è nato il 27 novembre 1979 a Clearwater, in Florida. La sua carriera da professionista è stata relativamente breve: ha debuttato nel 1997 e si è ritirato nel 2007, a 28 anni. Ma in questo decennio ha letteralmente stravolto il mondo del cross, diventando il pilota più vincente d’America. 5 campionati Supercross 250, 7 campionati National 250, 1 campionato Supercross 125, 3 campionati National 125. 
Un totale di 16 titoli e 161 vittorie. 

Inoltre, bisogna aggiungere anche 1 titolo mondiale Supercross e 3 vittorie con la squadra americana al Motocross delle Nazioni (2000, 2005 e 2007). Oltre a questi freddi numeri, ci sono altre storie che rendono davvero l’idea della smisurata grandezza di Ricky.

Nel 2001 vinse il suo primo titolo Supercross 250 e chiuse definitivamente l’era di dominio di Jeremy McGrath, il pilota probabilmente più forte di tutti i tempi nelle gare indoor. È anche l’unico pilota ad aver vinto il Supercross con tre Case diverse: 2001 Kawasaki, 2002 e 2003 Honda, 2005 e 2006 Suzuki. 

Nonostante i 5 titoli vinti negli stadi, era sui tracciati all’aperto che Carmichael si esaltava di più. 
Nel 2002 e nel 2004 conquistò il National vincendo tutte le manche (24 su 24): nessuno nella storia del motocross era mai riuscito in un’impresa simile. Nelle gare outdoor, tra il 2001 ed il 2003, rimase imbattuto per qualcosa come 730 giorni consecutivi (con 20 vittorie assolute). 
E non c’era una superficie in cui si trovasse in difficoltà: nel 2006, in una gara sul fango, vinse doppiando tutti i suoi avversari! Potremmo parlare anche dei meravigliosi duelli che ha combattuto (e quasi sempre vinto) contro campioni come Stewart, McGrath, Reed o Windham, delle batoste rifilate ad Everts e gli altri campioni europei al Cross delle Nazioni... ma preferiamo invitarvi ad andare a cercare da soli questi spettacoli su Youtube. 

Pur essendo ovviamente dotato di grande talento, Ricky Carmichael è il classico esempio del campione che riesce a costruirsi. 
Il suo vero punto forte, infatti, era l’allenamento. È stata la dedizione maniacale al lavoro a permettergli di evolvere da "semplice" pilota velocissimo che era ad inizio carriera a campione imbattibile. 

Carmichael ha introdotto un nuovo modo di guidare la moto di cross, basato su un’intensità fisica che fino a quel momento non si era mai vista. Affidandosi ad un preparatore (Aldon Baker) che ancora adesso in America significa vittorie e lavorando con incredibile dedizione, Ricky divenne il prototipo del pilota perfetto: in sella coniugava potenza esplosiva ad agilità felina e, col passare degli anni, raffinò sempre più il suo stile inizialmente grezzo. La sua straordinaria condizione atletica, poi, gli permetteva di gestire con lucidità ogni fase della gara e di mantenere un ritmo martellante dal primo all’ultimo giro. 
Se a questo aggiungiamo un’insaziabile fame di vittorie, abbiamo il ritratto dell’uomo che si avvicina il più possibile ad una macchina. RC si ritirò da campione nel 2006, dichiarando che, pur essendo ancora giovane e relativamente integro, non aveva più le motivazioni per continuare a lavorare con l’intensità che gli serviva per vincere. 

E così nel 2007 partecipò solo ad alcuni eventi selezionati, in vista del congedo definitivo: il Motocross delle Nazioni in America, che Ricky corse e vinse davanti all’entusiasta pubblico di casa.
L’importanza storica di Carmichael va anche oltre il suo ineguagliato palmares. Ricky ha direttamente cambiato la concezione del pilota di motocross, sia tra gli appassionati che tra i piloti stessi. 

L’America era abituata a campioni-rockstar come Johnson o McGrath, che amavano le vittorie tanto quanto le luci dello show business. 
Con Carmichael, invece, una vittoria era solo il preludio alla vittoria successiva, in un circolo vizioso di allenamento - gara - vittoria - allenamento che spremeva il fisico e la mente dell’atleta oltre ogni limite, concedendo solo pochi giorni di vacanza all’anno. 

Ecco perché Ricky si ritirò tanto presto, ma il suo ritmo infernale costrinse comunque tutti gli avversari ad adeguarsi per non rimanere in dietro, mentre i campioni della nuova generazione (su tutti Villopoto e Dungey) adottarono RC come modello. 

Dopo il cross, Carmichael ha tentato per qualche anno l’avventura nella NASCAR, ma non ha avuto grande fortuna e così è tornato nel suon"ambiente naturale" come telecronista, disegnatore di tracciati e proprietario del team che nel 2015 e 2016 ha fatto correre Ken Roczen. 

È rapidamente e visibilmente ingrassato, ma è ancora, indiscutibilmente, the GOAT.


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