In questa sezione potrai trovare racconti e biografie di chi ha fatto la storia del mondo a due ruote

Buona lettura!

13/08/2017, 00:47



Aprilia-500-Bicilindrica-


 Ad un passo dal titolo



Nelmotociclismo, come in tutti gli altri sport, è la crudele legge delrisultato a dettare la storia: solo chi vince rimane scritto suilibri. Ma le vicende di chi perde a volte sono più affascinanti,perché presentano quel connotato di fallibilità, così tipicamenteumana, che le rende più vicine al quotidiano, più "normali".L’Aprilia RSW-2 500 è una moto che non ha mai vinto nemmeno unagara, eppure ancora oggi tantissimi appassionati la ricordano congrande affetto. 

Conla sigla RSW-2 s’identifica tutto il periodo di partecipazionedella Casa di Noale al motomondiale 500, anche se, in realtà, lemoto prodotte sotto questo nome sono due, molto diverse tra loro. 


Nel1994 Aprilia era al vertice delle classi minori, con piloti comeBiaggi, Reggiani, Sakata o Ruggia che ottenevano vittorie a raffica.Mancava solo la grande sfida della 500 e l’ingegner Jan Witteveen,capo del reparto corse di Noale, decise di affrontarla a modo suo,con quell’originalità che gli aveva permesso negli anni diraccogliere innumerevoli successi, sia nel fuoristrada che in pista. 

Percreare la moto con cui andare all’assalto della classe regina,Witteveen pensò di sfruttare il validissimo progetto della ApriliaRSV 250 e le pieghe del regolamento della 500. L’ingegnere olandeseaveva scoperto che una 250, grazie alla sua agilità, percorreva lecurve più velocemente di una 500; pertanto ritenne che, migliorandol’accelerazione e la velocità di punta con una maggiorazione dicilindrata, una quarto di litro avrebbe potuto competere alla paricon una 500, compensando con la maneggevolezza in curva la minorpotenza in rettilineo. Il regolamento, d’altronde, permetteva cheuna 500 bicilindrica scendesse fino a 101 kg di peso minimo; ben 30in meno rispetto ai 131 delle quattro cilindri. 

Ilprogetto della RSW-2, quindi, partì con l’idea di una 250maggiorata, non di una 500 vera e propria. L’esordio nel campionatodel mondo avvenne a metà 1994: la moto aveva una cilindrata di 410cc ed era guidata da Loris Reggiani. Un nono posto nella prima gara,a Jerez, poi una lunga serie di rotture meccaniche furono il magrobottino della prima stagione. 

Nel1995 la bicilindrica accusò meno problemi, ma i risultati diReggiani continuarono a non essere esaltanti. Non era tutta colpa delpilota, ormai a fine carriera: era proprio l’idea di fondo diWitteveen a essere sbagliata. Superata dalle quattro cilindri inrettilineo, l’Aprilia non poteva rivalersi a centro curva, perchéla sua agilità era frustrata dalle moto che la precedevano; anche infrenata la maggiore leggerezza della moto non produceva vantaggi,visto che l’aderenza degli pneumatici non permetteva di staccarepiù profondo. 

Nel1996 arrivò Doriano Romboni al posto di Reggiani e a fine stagioneWitteveen decise una maggiorazione del motore a 430 cc, per cercaremaggiore potenza. Effettivamente le cose andarono leggermente meglioe nel 1997, quando la cilindrata venne ulteriormente aumentata a 460,Romboni conquistò il primo podio della storia della RSW-2 ad Assen,concludendo il campionato al decimo posto. Ma i margini di sviluppodella 250 maggiorata si erano esauriti per limiti strutturali delmotore, quindi bisognava abbandonare il progetto e concentrarsi suqualcosa di nuovo. 

Arallentare lo sviluppo della RSW-2, fino a quel momento, era statoanche un altro fattore: il core business di Aprilia erano gli scootere le moto di piccola cilindrata, per cui a Noale consideravano piùimportante investire sulle vittorie in 125 e 250 che sullo sviluppodella 500. Ma l’idea di diventare protagonisti anche nella massimacilindrata non aveva ancora abbandonato Jan Witteveen. 

Il1998 fu un anno di pausa, in cui il reparto corse riprogettòcompletamente la RSW-2, e nel 1999 Aprilia si presentò con una motocompletamente nuova, sempre bicilindrica, ma stavolta di cilindrata500 piena. A guidarla fu chiamato Testuya Harada e i risultati furonosubito incoraggianti, con due podi e un decimo posto finale. Forte diquesti riscontri, nel 2000 la Casa di Noale decise di dedicare ilmassimo sforzo alla 500. 

Adaffiancare Harada arrivò l’irlandese Jeremy McWilliams, cosicchéper la prima volta Aprilia schierava due piloti ufficiali in 500. Fusacrificato anche un importante accordo commerciale con Dunlop, perottenere la fornitura delle Michelin, che in quel momento erano piùperformanti. Il gommista francese garantiva un servizio esclusivo adAprilia, poiché la RSW-2 montava degli pneumatici che erano una viadi mezzo tra quelli di una 250 e quelli di una 500, poggiati sucerchi che, invece dei tradizionali 17", erano da 16,5". 

Amettersi in grande evidenza fu McWilliams, che sfiorò la vittoria aDonington e conquistò un altro podio al Mugello. La moto ormaisembrava vicina al top e, con un altro inverno di sviluppo e unpilota di primissimo piano a guidarla, nel 2001 avrebbe potutooccupare stabilmente le prime posizioni. Ma a Noale deciserodiversamente: nel 2002 sarebbero arrivate le MotoGP e la Casa preferìconcentrarsi sul progettare una 1000 a quattro tempi, piuttosto checontinuare a spendere su una moto il cui destino era segnato. Lastoria della RSW-2 500, pertanto, si chiuse alla fine del 2000. 

Unvero peccato, perché gli investimenti in quella stagione erano statiingenti e la moto veniva costantemente aggiornata con componentisperimentali. I parametri su cui intervenire erano così tanti che adogni Gran Premio i meccanici erano in grado di allestire fino acinque diverse moto per pilota, ciascuna con specifiche tecnichedifferenti. La maggior parte dello sviluppo fu a carico diMcWilliams, visto che Harada, desideroso di tornare in 250, corse unastagione da dimenticare e collaborò poco. 

Nelsuo ultimo step evolutivo, la RSW-2 era arrivata a pesare 105 kg,molto vicina al limite previsto dal regolamento; ciò anche grazie allargo impiego di leghe leggere e materiali pregiati. I carburatorierano stati rimpiazzati dall’iniezione e l’elettronica avevacominciato a fare capolino, con una piattaforma inerziale percalcolare l’angolo di piega e dei sensori di cambiata e di coppiafusi all’interno del materiale. Il punto debole della moto era lagestione della potenza: il motore a disco rotante garantiva grandivelocità di punta, ma aveva un’erogazione più brusca di quelli apacco lamellare giapponesi; ciò faceva sì che la RSW-2 faticasse ascaricare a terra tutta la cavalleria, per cui i tecnici Aprilialavoravano incessantemente su quest’aspetto. 

L’Aprilianon era l’unica 500 bicilindrica in pista in quel periodo. Tra il1996 e il 2001 anche la Honda fece correre una versione "dimezzata"della sua NSR, che conquistò un paio di podi con Sete Gibernau.Tuttavia per la Casa alata la bicilindrica era poco più di un vezzo,mentre l’impegno che Aprilia dedicò alla sua V2, soprattutto nellaparte finale degli anni ’90, fu totalizzante. 

Dopola RSW-2, la storia di Aprilia nella classe regina del motomondialecontinuò in maniera ancor più travagliata: il progetto della RSCube MotoGP si rivelò un fallimento totale, tanto che passarono piùdi dieci anni prima di rivedere in pista una nuova moto, l’odiernaRS-GP. Al netto di tutto, quindi, è vero che la RSW-2 non ottenne irisultati sperati, ma è anche vero che ancora oggi gli unici podiconquistati da Aprilia nella 500-MotoGP rimangono quelli della miticabicilindrica.


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