In questa sezione potrai trovare racconti e biografie di chi ha fatto la storia del mondo a due ruote

Buona lettura!

26/05/2017, 18:03



Intervista--a-Michele-Fanton


 Fantomas si racconta



Non ha mai avuto la soddisfazione di vincere un titolo mondiale, ma è comunque uno dei crossisti più importanti che abbiamo avuto in Italia. 

Michele Fanton, padovano classe 1966, vanta sedici anni di carriera a livello mondiale, con tanti piazzamenti di prestigio; grazie alla sua serietà, disponibilità e dedizione al lavoro, "Fantomas" (questo il suo soprannome storico) si è guadagnato la stima di tutto l’ambiente. In occasione del Motocross delle Nazioni dello scorso anno a Maggiora, Matteo Portinaro ha realizzato una lunga intervista con Michele. 

Un’intervista mai pubblicata, che il nostro amico ha deciso di "regalare" a noi di Radio Rider.  

Michele, hai disputato 16 anni di mondiale, un percorso lunghissimo nel mondo del motocross. 

"Il motocross era una passione di famiglia, mio papà corse a livello regionale e nazionale. Mi regalò la prima moto quando avevo 4 anni, una Italjet monomarcia. Iniziai con il minicross e poi passai alle moto grandi. La mia prima gara internazionale fu il Trofeo Intermarche 1982, a Lovolo. Nel 1983 la Federazione mi diede la possibilità di esordire in qualche gara del mondiale 125; raccolsi 2 punti e fu una grande soddisfazione, perché a quei tempi prendevano punti solo i primi dieci. Nel 1984 firmai un contratto di cinque anni con l’Aprilia e conclusi la mia prima stagione completa nel mondiale all’ottavo posto. C’erano tutti i presupposti per fare grandi cose l’anno dopo, e invece fu una stagione da dimenticare: l’Aprilia aveva dirottato le sue attenzioni sulla velocità, così la moto non era competitiva; in più mi ruppi un piede nel corso della quarta prova."

Arriviamo, così, alla prima grande svolta della carriera. 

"A fine anno mi guardai intorno e trovai un accordo con la Yamaha per correre il mondiale ’86 nella classe 250. La moto si addiceva molto al mio stile di guida e infatti divenni il primo italiano a vincere un Gran Premio della 250, finendo il campionato all’ottavo posto. Grazie a questi risultati, la Yamaha mi inserì nella sua squadra ufficiale 1987, ma ad inizio stagione mi infortunai al ginocchio e persi parecchi punti. Il 1988 fu un anno altalenante: vinsi in Spagna, feci varie buone prove, ma nel finale di stagione un infortunio al polso mi costrinse nuovamente all’ottavo posto." 

Nel 1989, il passaggio alla Suzuki del team Carpi Motor. Forse il momento migliore della tua carriera. 

"Il team era privato, con molto totalmente di serie. A inizio stagione, tra la sorpresa generale, mi ritrovai addirittura in testa alla classifica, poi ci fu il recupero del fenomenale Bayle e conclusi al quinto posto. Nel 1990 andò via Bayle e arrivò un nuovo dominatore, Alex Puzar; io avevo qualche pezzo speciale in più dalla Suzuki e riuscii a terminare quarto." 

Il ritorno in un team ufficiale nel 1991. 

"Entrai nel team Honda gestito da Paolo Martin e Pierangelo Platini. Ero in squadra con Trampas Parker, che quell’anno vinse il mondiale, e a inizio stagione avevo grande ottimismo, perché la mia velocità era molto simile a quella di Chad. Puntavo a finire nei primi tre. Sfortunatamente mi infortunai di nuovo al ginocchio, quello già operato nell’87; vinsi il GP di San Marino, ma a fine stagione conclusi solo decimo. Il 1992 fu un’altra stagione travagliata, a causa dei postumi dell’operazione che feci a fine ’91; la condizione fisica non era buona e ne risentii anche psicologicamente." 

Nel 1993 l’ultimo cambio di casacca, quello che ti accompagnò fino al termine della carriera. 

"Passai al team Kawasaki di Pierangelo Platini. Le moto erano competitive e la stagione partì bene, tanto che nei campionati italiani vincemmo subito alcune gare; nel mondiale, però, a causa di un infortunio alla spalla e alla gamba, conclusi tredicesimo. Nel 1994 arrivò in squadra Puzar: le aspettative erano altissime, ma la stagione si rivelò fallimentare." 

A quel punto la tua carriera sembrava sul viale del tramonto, e invece trovò nuova linfa con il passaggio di categoria. 

"Dopo dieci anni in 250, nel 1995 tornai alla classe 125, sempre su una Kawasaki: avevo bisogno di nuove motivazioni e sentivo che poteva essere la scelta giusta. In effetti conclusi settimo, correndo buone gare, e nel 1996 migliorai ancora, nonostante avessi già 30 anni, arrivando al quinto posto finale. Dopo quella stagione avevo ormai esaurito le energie fisiche e psicologiche; corsi altri due anni e poi, pur riuscendo ancora ad ottenere buoni risultati, a fine ’98 decisi di ritirarmi." 

Qual è il ricordo più bello della tua carriera? 

"Sicuramente il GP vinto alla Malpensa nel 1986. Fu una gara epica, c’era davvero moltissimo pubblico. Non pensavo di poter vincere, ma le persone accanto a me mi diedero grande fiducia. Nella prima manche partii bene e mi ritrovai da solo in testa, tanto che mi chiesi dov’erano finiti gli altri. Ero totalmente incredulo. Non avevo mai provato delle emozioni così intense, le ricorderò per tutta la vita." 

La delusione più grossa, invece? 

"Alla gara degli Internazionali d’Italia di Mantova, nel 1987. Ero entrato nel team ufficiale Yamaha, mi ero preparato molto bene per il mondiale, andando anche per un periodo in America. Tutto sembrava girare a meraviglia, ma in quella gara m’infortunai al ginocchio e compromisi tutto. Forse la mia carriera sarebbe stata diversa, senza quell’infortunio, ma non si può mai parlare con il senno di poi."

Qual è il pilota più forte contro cui hai corso?

"Ho avuto la fortuna di correre per tanti anni e, quindi, di incrociare tanti grandi campioni di diverse generazioni. Ho corso contro i due Everts (padre e figlio), Rinaldi, Puzar, Parker, Chiodi, Albertyn, Tortelli... Ma sendevo fare un nome solo, scelgo Jean Michel Bayle. Aveva una facilità di guida incredibile, era impressionante quello che riusciva a fare con la moto." 

Nell’ultima prova del mondiale 1984 sei stato protagonista di un evento entrato, suo malgrado, nella storia: durante le prove, a causa di uno scontro fortuito con te, Corrado Maddii si infortunò a una gamba e fu costretto a lasciare il titolo mondiale a Michele Rinaldi. 
Cosa hai provato quel giorno? 

"Non credo nel destino, penso che ognuno di noi abbia un percorso da dover fare. Di sicuro ho cambiato la vita a due persone, ovviamente senza volerlo. Maddii aveva un grande vantaggio in classifica e gli sarebbero bastati pochi punti per laurearsi campione, ma ebbe quel famoso incidente con me e il titolo andò a Rinaldi. Ricordo che piansi tutto il giorno, non volevo nemmeno partire, poi mi convinsero e per ironia della sorte ottenni il mio miglior risultato stagionale, con un quarto e un secondo posto." 

Quali sono le principali differenze dal cross di un tempo rispetto a quello di oggi? 

"Ci sono lati positivi e negativi. Adesso è aumentata la professionalità del motocross, che una volta era più fai da te. Questa cosa ha portato i piloti ad essere però più chiusi, mentre una volta finita la gara eravamo tutti amici. È svanita la genuinità e la tranquillità d’un tempo. Ai miei tempi c’era anche più disponibilità economica perni piloti di basso rango, mentre adesso guadagnano solo quelli che stanno nella top 5." 

Hai corso più volte il Motocross delle Nazioni per la squadra italiana. Nel 1989, con Parker e Puzar, avete sfiorato l’impresa, terminando secondi. 

"Il Nazioni è sempre stata una gara a sé, ti dava delle energie che non ti trasmetteva nemmeno il campionato del mondo. In quell’edizione sapevamo di avere una squadra forte: Trampas e Alex erano il campione e il vice della classe 125, io avevo fatto quinto in 250. Si era formato un forte legame tra di noi: ci parlavamo e ci consigliavamo a vicenda. Ci è mancata un po’ di convinzione, perché finimmo dietro solo agli USA, ma avremmo potuto realmente vincere, se ci avessimo creduto di più." 

C’è stata poi l’edizione 1993, quella forse con più rimpianti: alla partenza dell’ultima manche l’Italia era seconda, a soli 3 punti dalla vetta, ma fu clamorosamente estromessa dalla gara per aver presentato in ritardo le moto al parco chiuso. 

"Ricordo ancora molto bene la delusione di quel giorno. La squadra era composta da Bartolini in 125, Puzar in 250 e io in 500. Al sabato si era già deciso che un pilota per manche sarebbe partito dal cancelletto migliore. Nell’ultima batteria dovevamo correre io e Puzar, ci parlammo ed eravamo convinti di portare a casa il titolo, anche perché lui a Schwanenstadt era sempre andato forte e io stavo girando coi tempi dei migliori. Ma si scatenò una discussione tra manager e meccanici su chi far partire al cancelletto buono e ci si accorse tardi che stava per scadere il tempo per entrare in parco chiuso. La nostra tenda, inoltre, era nella parte più lontana rispetto all’ingresso pista e così, per 10 secondi, trovammo i cancelli chiusi, perdendo la possibilità di correre e giocarci il trofeo. Fu una figuraccia davanti al mondo e una delusione enorme; io litigai con la Federazione." 

E oggi? Di cosa si occupa Michele Fanton? 

"Ho una scuola di motocross, dove seguo le giovani leve che iniziano a correre. Da qualche tempo ho deciso di occuparmene a tempo pieno. Voglio dare un contributo concreto ai giovani che hanno qualità, ma che spesso non hanno la disponibilità economica per scendere in pista. L’idea è quella di dar loro l’opportunità di crescere e magari, un giorno, arrivare a livelli mondiali." 

Facendo un bilancio, sei contento di com’è andata finora la tua vita?

n"Assolutamente sì. Ho fatto della mia passione il mio lavoro, e questo, a prescindere da tutto quello di positivo e negativo che è successo, è un privilegio che molte persone non hanno. Sono consapevole di essere stato un ragazzo fortunato."


1
18009873_10213168150342667_2094886667_n18009775_10213168149742652_1795702768_n17974056_10213168149862655_1867046154_n18009861_10213168149782653_1119752160_n17974140_10213168149542647_1185315775_n18009809_10213168149502646_2117244798_n18009957_10213168147822604_314988066_n18035666_10213168150502671_584917715_n18034954_10213168149662650_1106280773_n17974738_10213168149942657_1647477968_n18034682_10213168149622649_2088397523_n17974620_10213168149822654_960313969_n
© 2016 Radio Rider Italia
Create a website