12/04/2017, 17:59



Motocross-delle-nazioni-2009


 Impresa mutilata



Domenica 4 ottobre 2009, autodromo di Franciacorta: su una pista costruita per l’occasione, il Motocross delle Nazioni torna protagonista in Italia, a 23 anni dalla storica edizione di Maggiora 1986.

Il pubblico italiano è accorso in massa per questo grande evento, caricato dal sogno di vedere il tricolore sventolare in vetta al podio. Le possibilità per riuscire nell’impresa ci sono tutte, data la caratura della squadra capitanata dal CT Andrea Bartolini: la maglia azzurra sarà difesa da Antonio Cairoli, fresco campione del mondo della classe MX1, David Philippaerts, predecessore di Tony nella classe regina, e Davide Guarneri, quarto classificato nel mondiale MX2. Erano dieci anni, dalla storica vittoria del 1999, che la nostra nazionale non vantava un terzetto così forte; calcolando anche la carica aggiuntiva data dal pubblico di casa, gli azzurri sono i grandi favoriti per la vittoria finale. 

I tre italiani se la dovranno vedere con i campioni in carica degli Stati Uniti, che, nonostante una formazione rimaneggiata, rimangono comunque tra i maggiori candidati alla vittoria finale: in pista ci sono il campione National 125 Ryan Dungey (al debutto sulla 450), Ivan Tedesco, terzo nel National 450, e Jake Weimer, pilota di punta dello squadrone Kawasaki Pro Circuit. Da non sottovalutare nemmeno gli altri team europei, su tutti Francia (Musquin, Frossard, Paulin) e Belgion(Roelants, Desalle, Ramon). Ma i nostri, nel complesso, sembrano davvero i più forti del lotto. Che l’Italia faccia sul serio lo si capisce fin dalle manche di qualifica del sabato. Cairoli e Philippaerts vincono la heat nella classe in cui sono rispettivamente impegnati (MX1 ed Open), mentre Guarneri, dopo una buona rimonta, conclude al decimo posto in MX2. La pole position è dei nostri. 

Arriva domenica, il giorno tanto atteso. La giornata si apre con l’immortale "Vincerò" della Turandot, auspicio per nulla velato dell’esito della sfida. Muscoli tesi, cuori che battono alla velocità della luce, occhi che sognano: sale sempre di più l’adrenalina per l’evento dell’annone la suspense prima del via è degna di un film giallo. In gara-1 l’Italia schiera Cairoli e Guarneri.

Cade il primo cancelletto e Tony si porta subito in testa, tallonato dall’australiano Chad Reed, due volte campione del Supercross. I due scavano un solco profondo col resto del gruppo, continuando per tutta la manche un duello serrato e incerto: Reed prova senza sosta ad attaccare Cairoli, ma il ragazzo di Patti controlla in maniera magistrale e taglia il traguardo per primo. Il pubblico di Franciacorta festeggia il proprio campione, mentre in classifica l’Italia è seconda dietro agli Stati Uniti, unendo alla vittoria di Tony il sedicesimo posto di Guarneri.

L’attenzione si sposta così sulla seconda manche: questa volta a scendere in pista per difendere i colori azzurri sono Philippaerts e nuovamente Guarneri. DP lascia il cancello della pole al compagno di squadra, cercando di favorirne la partenza con la meno potente 250. La tattica funziona a metà, perché Guarneri scatta ottimo quarto; Philippaerts, invece, è addirittura oltre la ventesima posizione e deve farsi largo in mezzo al gruppo. Al comando c’è il francese Paulin. Dopo pochi giri, però, la sfortuna comincia ad abbattersi sull’Italia: Guarneri viene travolto all’atterraggio di un salto dall’australiano Michael Byrne, con cui si sta giocando la quinta posizione, ed è costretto a ritirarsi per un forte colpo ad una spalla.

Per gli azzurri rimane in pista solo Philippaerts, che sta risalendo furiosamente dal gruppo. Paulin allunga in testa, inseguito solo da Ivan Tedesco, mentre al terzo posto, molto distaccato, c’è l’estone Tanel Leok; ma la "collina della passione" (questo il nome della collina dove è assiepato maggiormente il tifo azzurro) ha occhi solo per il "guerriero" Philippaerts, che sta ricucendo ricuce sempre più lo svantaggio dal gruppo di testa. Una furia, un terremoto, un uragano incontenibile che scarica la sua potenza metro dopo metro, curva dopo curva, giro dopo giro: ad un quarto d’ora dal cartello dei due giri al termine, David raggiunge e supera Leok, agguantando il terzo posto.

Philippaerts sa che deve ottenere il massimo da questa manche, specie dopo la defezione di Guarneri, anche se ci vorrebbe un miracolo per recuperare in pochi giri il ritardo di circa dieci secondi che lo separa da Tedesco. David, tuttavia, butta il cuore oltre l’ostacolo, sfoderando una prestazione intrisa di rabbia e di carattere, doti che il "Guerriero" ha sempre tirato fuori nelle situazioni più ostiche. 

A poco a poco il gap sull’americano si riduce, fino a quando non appare il cartello dell’ultimo giro: ora o mai più, la storia non aspetta. Philippaerts vede la sagoma di Tedesco e si getta a capofitto sul pilota della Honda, che accusa visibilmente la stanchezza: ormai David ce l’ha a portata di tiro, ma deve trovare in fretta uno spiraglio, dato che mancano solo poche curve al termine. Serve ancora un ruggito, l’ultimo sforzo. Panettone, curva a sinistra, whoops e curva a destra, poi il rettilineo che dà sui box; DP forza la staccata al limite e mette le ruote davanti a Tedesco. La terra trema ed un boato copre persino il rumore delle potenti 450: Philippaerts ce l’ha fatta! Un’impresa incredibile, un secondo posto che vale quanto, o forse più di una vittoria, tanto è vero che il successo di Paulin passa quasi inosservato, mentre David taglia il traguardo tra il tripudio della folla, dopo una gara che non sarà dimenticata facilmente. 

Con questa grande prova, Philippaerts è riuscito a tenere a galla l’Italia, che, pur avendo già scartato il ritiro di Guarneri, può ancora sperare in una gara perfetta di David e Cairoli in gara-3 per rientrare in corsa. La squadra azzurra al momento è sesta, con oltre 30 punti di distacco dalla capolista Francia, ma nell’ultima manche schiera la sua coppia migliore, con i due campioni del mondo che hanno già dimostrato di essere in grandissima forma, e la sensazione tra il pubblico è che non sia ancora detta l’ultima parola.

Questa volta, però, il lieto fine non accompagna la storia: sul piazzale di partenza della terza manche Cairoli viene centrato dal finlandese Pyrhonen, si scatena una carambola e la Yamaha del siciliano ne esce irrimediabilmente danneggiata. Il sogno dell’Italia svanisce qui; la delusione del pubblico è tale che diversi spettatori, non appena realizzato che Tony non riprenderà la gara, abbandonano la pista in anticipo. 

Ancora una volta, rimane in gara solo Philippaerts, che ci tiene comunque ad onorare l’impegno. Grazie ad una nuova grande rimonta, David termina terzo, affermandosi come il protagonista indiscusso della giornata di Franciacorta. Ma è una magra soddisfazione: l’Italia chiude al sesto posto il Motocross delle Nazioni che avrebbe potuto vincere e deve prendersela solo con la sfortuna, che si è davvero accanita sui nostri portacolori. 

La vittoria finale va agli americani, che precedono la Francia e il Belgio. I sogni di gloria dei nostri portacolori sono andati in fumo proprio sul più bello, ma nessuno potrà dimenticare la vittoria di Tony in gara 1 e l’epica rimonta effettuata da David in gara 2. Sfortune ed emozioni italiane. Lo speaker di quella giornata, Giancarlo "Riccio" Ricciotti, ricorda ancora oggi con i brividi la gara di Franciacorta. "Ho provato sensazioni bellissime in quel weekend, e sono certo che la stessa cosa sia capitata a tutte le persone presenti in quei giorni. Furono emozioni contrapposte: la gioia di ammirare David così veloce e la frustrazione di vedere Antonio abbattuto in partenza, senza potersi giocare l’opportunità di conquistare il podio finale, dopo aver ottenuto una grande vittoria in gara 1.  Un evento fantastico."


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Carmichael
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