In questa sezione potrai trovare racconti e biografie di chi ha fatto la storia del mondo a due ruote

Buona lettura!!

03/12/2017, 11:30



2-Tempi-VS-4-Tempi


 L’ ETERNO DUELLO



Chiunque conoscaun minimo il motociclismo, sa che la storia di questo sport cominciaagli albori del ’900 con i motori a quattro tempi. I propulsori abenzina hanno dominato in maniera totalizzante la scena dellecompetizioni su due ruote per tutta la prima metà del secolo scorso,prevalendo senza mezzi termini sui due tempi. 

Sebbene abbia ilvantaggio teorico di sprigionare una potenza specifica doppiarispetto al quattro tempi, il motore a miscela era inizialmentesfavorito dalla difficoltà a smaltire il carburante accumulato nelcilindro dopo l’aspirazione, per cui non era ritenuto convenienteutilizzarlo nei mezzi da competizione. 

Una rivoluzioneradicale fu lanciata a metà degli anni ’50 da Walter Kaaden, uningegnere della Germania Orientale che introdusse sulle MZ a duetempi degli elementi innovativi legati soprattutto all’espansione,per velocizzare l’espulsione dei gas di scarico prodottidall’accensione. In poco tempo e grazie alle intuizioni di Kaaden,le MZ divennero le motociclette più competitive del mondo,soprattutto nelle piccole cilindrate, scatenando l’attenzionebramosa di tutti gli altri ingegneri. 

Nel 1961 ilpilota della MZ Ernst Degner, con la promessa di un lauto compenso edella fuga nel ricco Occidente, rubò i progetti di Kaaden e liconsegnò alla Suzuki, consentendo alla Casa di Hamamatsu disviluppare in fretta un due tempi competitivo. Fu un avvenimento checambiò in maniera definitiva la storia del motociclismo. ( Leggi - "Ernst Degner, il fuggitivo traditore"- )

Le Casegiapponesi, forti di enormi budget e reparti corse attrezzatissimi,iniziarono a perfezionare sempre più i progetti rubati all’ingegnerKaaden. Il motore a due tempi divenne ben presto dominante in tuttele specialità e le marche del Sol Levante, contando su volumi divendita e produzione nettamente superiori a quelli delle piccole Caseeuropee, distrussero la concorrenza. A metà degli anni ’70, nelgiro di appena tre lustri dalla fuga di Ernst Degner, il panoramamotociclistico mondiale era stato totalmente stravolto. 

Il due tempi rimase per oltre vent’anni il motore per eccellenzadelle competizioni motociclistiche. Honda, Yamaha, Suzuki o Kawasaki:per chi voleva correre e primeggiare non c’era altra scelta se nonuna delle quattro moto giapponesi. Qualche piccola Casa europearesisteva in nicchie di mercato, in particolare nella regolarità(diffusa esclusivamente nel nostro continente), ma quasi mai erapossibile reggere l’urto delle potenze nipponiche quando sischieravano in massa. Era un dominio totale e incontrastato. 

Il quattro tempirimase "confinato" ai prodotti di serie, soprattutto di grossacilindrata. È proprio da lì che prese le mosse il campionatoFormula TT, poi trasformato in Superbike a inizio anni ’90. Ed èproprio all’inizio degli anni ’90 che si accesero i focolai diuna seconda grande rivoluzione. 

Come nel caso diKaaden e della MZ, anche stavolta il seme del cambiamento germogliòin Europa. KTM, Husqvarna e Husaberg iniziarono a sviluppare nuovimotori a quattro tempi per competere nel fuoristrada. Mentrenell’enduro questi mezzi avevano delle categorie riservateesclusivamente a loro, nel motocross i quattro tempi tornarono inscena sfidando direttamente le 500 due tempi giapponesi. 

Inizialmente ilconfronto fu accolto con scetticismo, quasi compassione, ma quandonel 1993 Husqvarna e Husaberg cominciarono a conquistare le primevittorie, l’opinione sui motori a benzina mutò radicalmente. Nello spazio di poco tempo, anche le Case giapponesi arrestarono losviluppo dei due tempi e si buttarono sul quattro: per prima cominciòla Yamaha, poi arrivò la regina Honda a suggellare definitivamenteil cambio di vedute. 

Dopo decenni disviluppo, il motore a due tempi da competizione era arrivato a unostadio di rendimento quasi massimale, mentre il quattro tempirappresentava un terreno vergine, su cui gli ingegneri potevanosbizzarrirsi liberamente. Inoltre, le tecnologie sviluppate suimotori da gara potevano essere dirottate più facilmente sui mezzi diproduzione, visto che le tipologie motoristiche erano le stesse. 

Il nuovo ordinemondiale del motociclismo fu favorito anche dal cambio diregolamenti, sia nella velocità che nel fuoristrada. Per quantoriguarda l’asfalto, nel 2002 fu introdotta la nuova classe MotoGP,dove le 1000 quattro tempi vennero schierate contro le 500 due tempi.Uno svantaggio palese per i vecchi motori a miscela, destinati auscire di scena nel giro di un anno. 

Anche nelmotocross, a partire dal 2003, fu introdotta la classe oggi chiamataMXGP: la vecchia 500 Open fu smantellata e le 450 quattro tempi chevi partecipavano confluirono in una categoria unificata con le 250due tempi. Contestualmente, nacque anche la MX2, dove le 250 quattrotempi sfidavano le 125 a miscela. 

Gli enormiinvestimenti sullo sviluppo tecnologico e una certa accondiscendenzanormativa permisero ai quattro tempi di nuova generazione di imporsicome riferimento assoluto delle competizioni motociclistiche. Unacondizione che dura tuttora. Ancora una volta il feudo della "vecchiascuola" è rimasto l’enduro, dove il motore a miscela è riuscitoa difendersi, quantomeno nelle grosse cilindrate, in virtù della suamaggiore leggerezza e agilità. 

Negli ultimianni, tuttavia, c’è un movimento sempre più corposo diappassionati e addetti ai lavori che chiede la reintroduzione dellemoto a due tempi nel mercato e nelle competizioni, a condizioniregolamentari più eque. I motivi sono tanti e non è questa la sedeper approfondirli, ma sembra che il legislatore sportivo stiarecependo gli appelli, almeno in parte, per cui non è folleimmaginare un prossimo ritorno al successo del due tempi. 

Come abbiamovisto, la storia delle corse motociclistiche è fatta di cicli edrastici cambi di rotta. È lecito, dunque, attendersi una nuovarivoluzione, che stravolgerà ancora una volta il nostro modo divivere lo sport. Ma non sarà il due tempi quello che dovremoattenderci, perché i segnali forti e chiari di cambiamento stannoarrivando da un campo completamente diverso: quello del motoreelettrico.


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