In questa sezione potrai trovare racconti e biografie di chi ha fatto la storia del mondo a due ruote

Buona lettura!!

19/09/2017, 17:38



Jean-Michel-Bayle---CAP.-2
Jean-Michel-Bayle---CAP.-2


 L’uomo dei sogni



Comegià detto nella prima parte del nostro racconto (Jean-Michel Bayle CAP.1),nel 1992 la carriera di Jean-Michel Bayle è a un bivio. A 23 anniil ragazzo di Manosque è in vetta al mondo del motocross e glienormi sforzi che ha sostenuto per arrivarci, dividendosi senza sostatra Europa e America, lo hanno usurato. Bayle è un atleta che habisogno di alzare sempre più l’asticella dei suoi obiettivi percontinuare ad avere stimoli, ma ormai il motocross non gli offre piùnuove sfide da vincere. Per continuare ad impegnarsi al 100% nelmotociclismo, Jean-Michel decide di lanciarsi in una nuova impresa,ancora più incredibile delle precedenti: correre nel mondialevelocità. 

Completamentedigiuno di corse su asfalto, nel 1992 JMB compra di tasca sua unaHonda CBR 600 e comincia a fare pratica sul circuito californiano diWillow Springs. Durante uno di questi test, s’imbatte in EddieLawson, che gli chiede cosa ci faccia lì. "Quando gli horisposto che volevo correre il motomondiale - racconta Bayle -mi ha preso per pazzo." 

Einvece il 19 luglio 1992 Jean-Michel Bayle si presenta per davvero alvia del GP di Francia, a Magny-Cours. Guida una Honda NSR 250e ha alle spalle non più di cinque-sei giornate di prove, ma chipensa a una bizza da star o a un regalo per il pubblico francese, sisbaglia di grosso: Bayle dichiara senza mezzi termini che vuolevincere anche nella velocità e che s’impegnerà al massimo perriuscirci. Magny-Cours è solo la prima presa di contatto con il suonuovo mondo.

Completatigli impegni contrattuali nel motocross, nel 1993 Jean-Michel diventaa tempo pieno un pilota di velocità. Firma un contratto con Apriliaper correre il mondiale 250 con una moto gestita dal team belga diDidier De Radigues; a sostenere l’operazione la Phillip Morris, cheappone il marchio Chesterfield sulle moto. 

Lastagione, però, è molto difficile per JMB, che paga tutte ledifficoltà del noviziato e deve anche far fronte alla scarsacompetitività della moto e ai rapporti interni al team tutt’altroche sereni. A fine campionato è ventiduesimo, con miglior risultatoun ottavo posto in Gran Bretagna. 

Tuttavial’Aprilia non vuole perdere una celebrità come Bayle, anche perragioni di sponsor, e nel ’94 lo promuove nel team interno, con unamoto semi-ufficiale, al fianco di Biaggi e Ruggia. 

Perraccontare la storia del campione francese nella velocità, facciamoentrare in scena l’amico Franco Virdieri, che è spessoospite nelle trasmissioni di Radio Rider ed è stato meccanico di JMBin Aprilia. "Forse avrebbe avuto bisogno di un periodo diapprendistato più tranquillo -spiega Franco - ma attornoa lui giravano interessi troppo grandi perché andasse a correre inun campionato minore. In sostanza, Jean-Michel imparava a guidare lamoto da velocità durante le gare del mondiale, e non era esattamentela cosa migliore." 

Nellasua seconda stagione da pilota di velocità, Bayle si classifica inottava posizione, con due quinti posti come migliori risultati."Sebbene facesse uno sport in cui aveva tutto da dimostrare -ricorda il nostro Franco - Jean-Michel era già una leggenda peri suoi trascorsi nel motocross e questo metteva in soggezione tuttiquelli che si relazionavano con lui. Era una reazione spontaneaquando ci si trovava al suo cospetto. Aveva una personalitàfortissima e, nonostante fosse poco più che un debuttante, era unpo’ restio ad ascoltare i consigli del team; ad esempio, finivatroppo presto le gomme perché le stressava troppo, ma era difficilefargli capire che stava sbagliando." 

Ciònon significa che JMB fosse un antipatico, tutt’altro: "Puressendo molto timido e riservato, sapeva farsi ben volere. Ciinvitava a casa sua, in Francia, e ci prestava le sue moto, compresequelle con cui aveva vinto i mondiali di cross, per andare a fare deigiri tutti insieme; ce le preparava personalmente, ci accompagnava esi metteva a nostra completa disposizione. E poi ci faceva vedere deinumeri incredibili, disumani." 

Nel1995 Bayle rimane ancora nel team Aprilia, stavolta come ufficiale al100%, al fianco di Biaggi. S’impegna a fondo, fa vedere ottime cosee, se non ottiene risultati di rilievo, è solo perché la sfortunaci mette lo zampino. Rotture meccaniche e cadute, alcune non percolpa sua, lo limitano solo al quindicesimo posto finale, ma irimpianti sono parecchi. Tra le note positive, la prima pole-positiondella carriera, in Argentina. 

Unaneddoto della stagione ’95, legato al GP del Mugello, permette aFranco di approfondire un altro aspetto della personalità di Bayle."Durante le prove venne centrato da Checa e il dottor Costa glifece un’iniezione di antidolorifico per correre la gara. Però ladose fu troppo potente, gli si addormentò totalmente la gamba edovette ritirarsi dopo un solo giro. Jean-Michel era unsalutista: non beveva, non fumava, mangiava sano, non sopportaval’aria condizionata e prendeva meno medicine possibili, quindi ilsuo corpo non era abituato ai farmaci." 

Ilnostro amico ricorda anche le esperienze in Francia, dove Bayle èvenerato come un’autentica divinità. "A casa sua, JMB è Diosceso in terra. Quando arrivammo all’aeroporto, ci dissero di nonindossare le maglie del team per non farci riconoscere dai tifosi;beh, ci riconobbero lo stesso e chiesero foto e autografi anche a noimeccanici. In pista, poi, rubarono il tendalino del muretto con leinsegne di Jean-Michel e lo esposero sulle tribune davanti a noi,come un feticcio." 

Lastagione 1995, chiusa con tanti rimpianti, spinge JMB a cambiarearia: si trasferisce in 500, con la Yamaha ufficiale del team diKenny Roberts, per coronare il suo grande sogno di correre nellaclasse regina della velocità. 

Nelleprime gare del ’96 JMB entusiasma Roberts: "Dopo l’incidentedi Wayne Rainey, non avevo più provato tanto piacere nell’assistereun pilota. Con lui ho ritrovato il sorriso." Jean-Michelconquista tanti piazzamenti nella top ten, una pole-position a Brno eun quarto posto a Imola, per una complessiva nona piazza inclassifica finale. Sembra proprio che la 500 sia la moto per lui. 

Nel1997 Bayle si sente pronto per il grande risultato, ma a mettersi ditraverso è Kenny Roberts, che ha abbandonato la Yamaha percostruirsi una moto in proprio, la Modenas KR3. Jean-Michel ècoinvolto fin da subito nel progetto e, anche in segno digratitudine, accetta di seguire il manager americano (e la PhillipMorris) nella nuova sfida. 

Èuna cattiva idea, perché la KR3 non regge il confronto con le altremoto. Bayle affronta le prime prove con generosità, ottenendo anchequalche risultato dignitoso, ma l’inferiorità tecnica del suomezzo diventa sempre più evidente col passare delle gare. A fineanno lascia il team Roberts per tornare sulle Yamaha ufficiali, oragestite da Wayne Rainey. 

Il1998, però, è un altro anno da dimenticare. Durante i primi test inMalesia, JMB è protagonista di una violentissima caduta, che gliprovoca una commozione cerebrale. Le conseguenze dell’infortunioperdurano per mesi e Jean-Michel torna in gara solo a fine agosto; unpaio di belle prestazioni e poi, a Barcellona, una centrata diFujiwara lo manda all’ospedale un’altra volta. Nel mezzo c’èanche l’esordio nell’endurance, con la partecipazione al Bold’Or, ma anche qui la sfortuna ci mette lo zampino e Bayle vola aterra a causa di una busta di plastica trasportata in pista dalvento. 

Peril 1999 Jean-Michel riprova la carta Modenas KR3. Nei testprecampionato c’è grande fiducia: "La moto non ha niente ache vedere con quella del 1997, puntiamo al podio." Ma,già dopo il primo Gran Premio in Malesia, l’umore è completamentediverso: "Se devo essere qui per fare la comparsa, preferiscorestare a casa." Le motivazioni di JMB scemano ben presto, irisultati latitano e poi, ad agosto, un infortunio in mountain-bikepone fine in anticipo alla sua stagione. 

Nel2000 Jean-Michel preferisce rinunciare a un ruolo di secondo pianonel motomondiale e si butta sull’endurance, dove entra a far partedel team Suzuki ufficiale; nelle pause tra una gara e l’altra,diventa consulente di Sebastien Tortelli, un altro francese a cacciadi gloria nel Supercross. Il ritorno in America e il contratto conSuzuki fanno sì che JMB ritrovi Roger De Coster, il vecchio managerdei suoi successi nel cross, divenuto nel frattempo responsabile diSuzuki USA. JMB viene invitato a provare la RM 250 ufficiale eriaccende gli entusiasmi: "È ancora un pilota da topfive del Supercross" dichiara De Coster. 

Levoci di un ritorno al cross di Bayle si fanno sempre più insistentie nel 2001 arriva la conferma: a 9 anni dalla sua ultima gara, JMBparteciperà alla prima prova del National 250, a Glen Helen. Tuttoil mondo attende di scoprire come si comporterà il vecchio campione,ma la curiosità rimane inevasa, poiché Jean-Michel s’infortuna aun ginocchio pochi giorni prima della gara e deve disdire tutto. 

Nel2002 Bayle, sempre più poliedrico, vince la 24 Ore di Le Mans e ilBol d’Or e partecipa a due gare della MotoGP, in sella alla Yamahadel team Red Bull. Ormai è nella condizione di poter fare quello chevuole e quando vuole, ed è così che a fine 2003 si cimenta anchenell’enduro, vincendo subito due gare di campionato nazionale. Irisultati lo invogliano a prendere un impegno più serio con targa efanali e si accorda con HM Honda per correre tutto il campionatofrancese 2004.

JMBparte alla grande anche nell’enduro, ma poi subisce un graveinfortunio alla schiena, che per alcuni giorni lo lascia addiritturanel dubbio di rimanere paralizzato. Per fortuna si ristabiliscecompletamente, ma la sua stagione agonistica è finita. 

A35 anni e con il fisico ormai segnato dagli infortuni, Bayle nonprende più impegni a lungo termine come pilota. Tuttavia continua adandare in moto e a misurarsi negli sport più svariati,dall’automobilismo al triathlon. Negli ultimi anni s’incontraregolarmente sulle piste del mondiale cross, in veste di manager delteam Honda. 

"Avevale doti per fare grandi cose anche nella velocità - commenta inchiusura il nostro amico Franco - Il fatto è che per vincere aimassimi livelli non bastano solo il talento e l’allenamento: serveche tutta una serie di piccole cose s’incastri in un meccanismoperfetto di mezzi, persone e tempistica. A Jean-Michel è mancatoqualcuno che lo guidasse passo passo in una specialità che nonconosceva, per velocizzare l’apprendimento e limitare gli errori;il problema è che non era facile andare ad impartire comandi a unoche sulla tuta aveva scritto Jean-Michel Bayle." 

Già,Jean-Michel Bayle. Il motociclista più forte di sempre.


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